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Abaccabianca – La vendetta dei vini bianchi piemontesi

Oggi vi parlo di ABaccaBianca, l’evento enoico organizzato da AIS Asti, dedicato all’eccellenza dei vini bianchi piemontesi, tenutosi, per la terza edizione, Domenica 10 Giugno a Palazzo Gazelli ad Asti.

È il primo anno che assisto e sono super curiosa di partecipare ad un evento che mette in vetrina il meglio dei vini a bacca bianca, in una regione, il Piemonte, dove regnano sovrani i vini rossi strutturati quali Barolo, Barbaresco, Roero e Nebbiolo e Barbera.

Asti mi accoglie con un caldo sole pomeridiano (al quanto insolito negli ultimi giorni); in via Quintino Sella l’elegante torre medievale mi indica la strada per raggiungere la degustazione. All’entrata intravedo il percorso da seguire, tra le mura storiche di Palazzo Gazelli di Rossana, situato nel cuore del centro storico di Asti, non distante dal Municipio, dal Tribunale e dalle piazze principali.

Le spesse mura e le romantiche volte dell’edificio che accompagnano da una sala all’altra, fanno rivivere la storia; qui tutto parla di Medioevo.

L’organizzazione della degustazione segue una divisione territoriale e categorica, partendo dalle Bollicine, passando al bianchi monferrini, ai vini dolci ai moscati secchi,e vermouth, passando poi al Roero e alle Langhe, e terminando con i Gavi, i Colli tortonesi, il Canavese.

LE BOLLE DI ABACCABIANCA

“VENTUNO”, il VSQ Brut Millesimato 2016 di Ca du Sindic (Santo Stefano Belbo) si rivela poco al naso ma bello pieno al palato, con un’elevata sapidità e un frizzantino che è piacevole, esattamente come il Metodo Classico 2013 “Erpacrife Bianco” di Erpacrife di Castagnole Lanze.

IL TORINESE DI ABACCABIANCA

Del Torinese assaggio il 100% Baratuciat, la Cesa Veja 2016 di Giuliano Bosio, titolare di Agriforest, sita ad Almese: un vino bianco che sta tornando alla ribalta, grazie alla rarità e alla facilità di beva. Fresco, armonico, sapido e bilanciato. Ottimo insomma!

IL MONFERRATO DI ABACCABIANCA

Ed arriva il turno del Monferrato: il Piemonte Chardonnay doc “Thou Bianc”2017  di Bava si palesa come ottimo al naso, fruttato, delicato e poco tipico per la patria in cui è allevato, Cocconato, territorio dedito alla produzione di vini rossi di una certa struttura.

Mi cattura anche il Monferrato Bianco doc 2011 “Enne Enne” di L’Armangia di Canelli, 100%  Sauvignon, che prevede una fermentazione malo lattica svolta solo parzialmente.

Luigi Spertino e il suo Piemonte Cortese “Vilet”, 2016 si aggiudica due “+”, che nella mia mente lo posiziona nella top 5 dei vini assaggiati durante la giornata: il salmastro dato dalla terracotta dell’anfora in cui riposa per un anno, la mineralità data dal terreno sabbioso lo rendono unico.

Il sommelier mi suggerisce che  servono 5 anni perché questo vino si presenti al suo meglio. E io sono curiosa di riassaggiarlo a tempi giusti.

Mi incuriosce anche un 100% Viogner di Montalbera, il Vino Bianco “Calypsos ” 2017, che non fa battonage, bè passaggio in legno. Il microclima fresco ed il terreno di Cstagnole Monferrato lo rendono ottimo in acidità e mineralità.

IL ROERO DI ABACCABIANCA

Una volta mi suggerisce di seguire il percorso, dove trovo il mio amato Roero.

Nove i vini assaggiati in questa tappa.

Degni di nota inizio Malvirà di Canale e il suo Roero Arneis docg 2015 “Vigna Renesio”, la vigna più vocata per produrre quest’uva bianca, che infatti presenta un’ottima sapidità e un lungo e piacevole retrogusto.

Giovanni Almondo di Montà, con il Roero Arneis docg 2017 “Bricco delle Ciliegie”, con una spiccata nota floreale, di fiori bianchi come il mughetto. Un Roero Arneis che al 20% prevede una vinificazione in barrique nuove, e un leggero contatto con le bucce.

Al naso un gradevole burro fuso, al palato piena sapidità e ottimo retrogusto: così mi si presenta il Roero Arneis docg 2017 “Merica” di Cascina Cà Rossa, l’azienda a conduzione famigliare certificata biologica.

Altro Roero Arneis docg cum laude il Cecu d’la Biunda quello dell’azienda Monchiero Carbone: colpisce al naso per la pienezza e l’armonia, e in bocca per l’equilibrata acidità. Non per niente è stato il primo Roero Arneis ad essersi giudicato i Tre Bicchieri Gambero Rosso.

Rimango pervasa dalla pienezza dei sentori di frutta bianca del Roero Arneis docg 2016 di Alberto Oggero, vino ottenuto con un 20% di macerazione sulle bucce e da 6 mesi in vasca d’acciaio. Ottimo!

LE LANGHE DI ABACCABIANCA

Un piccolo ghiro sull’etichetta, intensi fiori bianchi al naso e freschezza a palate: sto parlando del Vino Bianco 2017 “Gi” di Elio Perrone (Castiglione Tinella), all’80% Chardonnay e al 20% Moscato. Così come il ghiro, questo vino può riposare in vasca d’acciao a lungo (oltre i 6 mesi) e svegliarsi più carico che mai e pronto per essere degustato alla perfezione.

I MOSCATI DI ABACCABIANCA

Per finire in dolcezza… Moscato!

Ne ho assaggiati quattro, ma niente da fare, il vincitore è Cà ‘D Gal (Santo Stefano Belbo) con il suo Moscato d’Asti docg 2014 “Vigna Vecchia”, con un naso pulito e sapori freschi ricchi di salvia, e di menta, dolce ma non eccessivamente, proprio come preferisco io. Una persistenza unica in bocca, che rinfresca e pulisce bene la bocca dopo una degustazione come questa. Me lo ricordo ancora oggi, e questo non può che significare che è un ottimo vino!

GLI INCONTRI DI ABACCABIANCA

Con questo evento Asti  (e AIS Asti) si conferma una grande promotrice di eventi enogastronomici di alto livello e grande successo.

Location azzeccata, vini interessanti e incontri  stimolanti.

Sì, perché sono state organizzate anche due discussioni durante il pomeriggio: un salotto aperto al pubblico in cui si è parlato di bianchi macerati e di comunicazione (online e offline) nel settore del vino.

Ottimi spunti di riflessione in entrambi i casi, che hanno fatto scaldare il parterre (tra cui si trovavano anche noti produttori di Langa e Roero), e che hanno provato a proporre soluzioni alternative.

 

Fransi Mo